Se scegli il male minore,
hai comunque scelto male.
NON VOTARE, LOTTA!
Quando ti chiedono di votare, ricordati della tua disoccupazione, del tuo lavoro precario e sottopagato, del tuo quotidiano tirare a campare.
Di come muoiono ogni giorno i lavoratori nelle fabbriche,
di come i politici aiutano i padroni.
Dei tagli strutturali, dei soldi che mancano sempre
per i salari, le pensioni, la sanità e la scuola
ma che per finanziare le guerre non mancano mai.
Degli immigrati sfruttati, imprigionati nei centri di detenzione,
mandati a morire in Libia.
Di come la giustizia dello stato è sempre fortissima con i deboli
e debolissima con i forti.
Dicono che votare è importante perché questa è la democrazia.
Poi, dopo le elezioni, tutto torna esattamente come prima: politicanti e padroni comandano, e tu torni alla tua vita di sacrifici.
Non delegare agli altri la gestione della tua vita!
Possiamo e dobbiamo fare a meno dei politici di professione!
Autorganizziamoci, lottiamo in prima persona, difendiamo i nostri diritti, sbarazziamoci del potere e dei parassiti in doppio petto!
Non sarà un voto a cambiare o ad invertire la tendenza della società capitalista alla distruzione e alla barbarie!
QUESTA VOLTA NON FARTI INCULARE, NON VOTARE LA TUA SOTTOMISSIONE!
NON VOTARE, LOTTA!
venerdì 19 marzo 2010
martedì 26 gennaio 2010
CARCERI , LA PRIVAZIONE DELLA DIGNITA’
Il sistema carcerario nasce con la Rivoluzione Industriale per formare lavoratori disciplinati e adatti alle necessità produttive della nascente industria; oggi è una delle molteplici strutture di controllo sociale ed ha una funzione punitiva che fa riferimento alla trasgressione di determinate regole. Questo rimanda al concetto stesso di regola, che presuppone che alla base di questa società ci sia un libero accordo, un insieme di norme volontariamente condivise dagli individui che la compongono, ma in ogni società basata sullo Stato, sulla divisione in classi e sulla proprietà, a decidere è una minoranza che si autonomina rappresentativa del popolo e che impone le proprie regole basandosi su determinati poteri esecutivi; ma regola e legge non sono sinonimi, la legge è un modo particolare di definire la regola: è una regola autoritaria che ci viene imposta.
E’ giusto che un individuo venga represso, punito e torturato per aver trasgredito una norma che non ha mai sottoscritto?
Non sono pochi i docenti universitari e i filosofi che parlano di abolizione del carcere: ai loro occhi esso appare degradante e privo di una funzione rieducatrice e funge, anzi, da “palestra del crimine”, dando l’opportunità a chi vi è entrato perché non poteva o non voleva lavorare di organizzare meglio le sue future attività criminali; essi credono che ci siano soluzioni alternative a quella reclusoria e punitiva per contrastare la criminalità. Chi vuole una società libera dallo sfruttamento, del carcere non sa cosa farsene, ma essendo esso una struttura creata per contenere ed annullare il conflitto sociale, una soluzione statale a problemi statali, è una realtà impossibile da eliminare in una società che, come la nostra, si basa sul potere e sul profitto, perché il crimine è un problema prettamente sociale: finché esisteranno i ricchi e i poveri esisterà il furto, finché esisterà il potere ci saranno “fuorilegge” che lo combattono. E’ un mezzo per salvaguardare il potere dello Stato e i privilegi dei ricchi, una società basata sulla solidarietà e sulla libertà non ne avrebbe bisogno.
Non potendo sopprimere tutti i criminali, i governi danno loro una morte apparente, rinchiudendoli.
La noia, la paura e il dolore mirano a far perdere all’individuo la propria identità; il carcere è inoltre un ambiente altamente patogeno, in quanto le difese immunitarie vengono indebolite dallo stress, le cure sono insufficienti ed imposte e spesso i detenuti fungono da cavie per le terapie sperimentali: la negazione della vita è visibile al massimo grado. Il sistema carcerario europeo prevede anche il carcere speciale, un luogo di maltrattamenti, di torture e di omicidi spesso celati rivolto ai detenuti considerati irrecuperabili: un carcere all’interno del carcere.
Le prigioni non sono l’unico mezzo di detenzione, ma sono affiancate da ospedali psichiatrici e centri di accoglienza per immigrati; inoltre la stessa abitazione di un individuo o la sua città possono fungere da “succursale” della galera per mezzo dell’utilizzo delle manette elettroniche, dei satelliti e delle onnipresenti telecamere di controllo.
Gli O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)
In Italia, Paese “democratico e civile”, persistono vergognosamente con il nome di Ospedali Psichiatrici Giudiziari i manicomi criminali, strutture che sommano le caratteristiche manicomiali e quelle carcerarie: il risultato è un sistema che tenta di annullare totalmente la personalità di chi vi è detenuto per mezzo della somministrazione di droghe legali che inibiscono le menti da ogni pensiero o desiderio di ribellione a quelle violenze psicologiche e fisiche che vengono loro inflitte all’interno di tali strutture.
I C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea)
I Centri di Permanenza Temporanea sono strutture presenti in tutta Europa e sono stati introdotti in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e successivamente confermati con la legge Bossi-Fini; si tratta di centri di detenzione amministrativa in cui i migranti privi di permesso di soggiorno vengono rinchiusi dopo la loro identificazione e successivamente torturati psicologicamente e fisicamente (su internet è disponibile un’ampia documentazione) per poi, nella maggior parte dei casi, venire rispediti nei rispettivi Paesi di provenienza dove vengono abbandonati in zone desertiche o reinternati nei campi di concentramento africani.
Sono chiamati “campi per rifugiati” e sono numerosi, presenti soprattutto in Libia, Marocco, Algeria, Canarie e Grecia... alcuni sono enormi, altri meno, ma sono tutti ugualmente sorvegliati dall’esercito e vedono la presenza della Croce Rossa spagnola; si tratta di campi militari recintati e presidiati, in cui migliaia di persone sono di fatto sequestrate e sottoposte ai maltrattamenti dei militari anche per anni, in attesa di essere rispediti nei loro Paesi d’origine. Questo processo si chiama “esternalizzazione dei campi”, l’UE scarica le sue responsabilità sull’Africa, verso cui rispedisce migliaia di persone sapendo che verranno rinchiuse in questi luoghi al di fuori di ogni controllo in Paesi non firmatari di alcuna convenzione internazionale.
Le “morti di carcere”
Nel 2009 ci sono state ben 171 morti in carcere di cui 69 suicidi, in questo inizio di 2010 ci sono già stati 7 suicidi. Fra i suicidi, oltre a quelli veri, dovuti alle disumane condizioni di vita nel carcere, ai continui soprusi e pestaggi, alla prospettiva di vita distrutta dalla condanna, agli estremi scioperi della fame per affermare la propria innocenza, ci sono poi quelli inscenati ad arte, per eliminare pentiti, chiacchieroni, e anche gente che ha commesso l’errore di mancare di rispetto a qualche pezzo grosso dell’ecosistema carcerario, guardia o detenuto che sia.
Il caso di Stefano Cucchi ha sollevato per un breve periodo l’attenzione dei media su questo problema, dissolvendosi però nel nulla dopo poche settimane, come se la vicenda si fosse risolta. Purtroppo nelle carceri si continua a morire e a soffrire quotidianamente e le famiglie delle vittime rimangono in attesa di una verità che molto probabilmente non arriverà mai.
E’ giusto che un individuo venga represso, punito e torturato per aver trasgredito una norma che non ha mai sottoscritto?
Non sono pochi i docenti universitari e i filosofi che parlano di abolizione del carcere: ai loro occhi esso appare degradante e privo di una funzione rieducatrice e funge, anzi, da “palestra del crimine”, dando l’opportunità a chi vi è entrato perché non poteva o non voleva lavorare di organizzare meglio le sue future attività criminali; essi credono che ci siano soluzioni alternative a quella reclusoria e punitiva per contrastare la criminalità. Chi vuole una società libera dallo sfruttamento, del carcere non sa cosa farsene, ma essendo esso una struttura creata per contenere ed annullare il conflitto sociale, una soluzione statale a problemi statali, è una realtà impossibile da eliminare in una società che, come la nostra, si basa sul potere e sul profitto, perché il crimine è un problema prettamente sociale: finché esisteranno i ricchi e i poveri esisterà il furto, finché esisterà il potere ci saranno “fuorilegge” che lo combattono. E’ un mezzo per salvaguardare il potere dello Stato e i privilegi dei ricchi, una società basata sulla solidarietà e sulla libertà non ne avrebbe bisogno.
Non potendo sopprimere tutti i criminali, i governi danno loro una morte apparente, rinchiudendoli.
La noia, la paura e il dolore mirano a far perdere all’individuo la propria identità; il carcere è inoltre un ambiente altamente patogeno, in quanto le difese immunitarie vengono indebolite dallo stress, le cure sono insufficienti ed imposte e spesso i detenuti fungono da cavie per le terapie sperimentali: la negazione della vita è visibile al massimo grado. Il sistema carcerario europeo prevede anche il carcere speciale, un luogo di maltrattamenti, di torture e di omicidi spesso celati rivolto ai detenuti considerati irrecuperabili: un carcere all’interno del carcere.
Le prigioni non sono l’unico mezzo di detenzione, ma sono affiancate da ospedali psichiatrici e centri di accoglienza per immigrati; inoltre la stessa abitazione di un individuo o la sua città possono fungere da “succursale” della galera per mezzo dell’utilizzo delle manette elettroniche, dei satelliti e delle onnipresenti telecamere di controllo.
Gli O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)
In Italia, Paese “democratico e civile”, persistono vergognosamente con il nome di Ospedali Psichiatrici Giudiziari i manicomi criminali, strutture che sommano le caratteristiche manicomiali e quelle carcerarie: il risultato è un sistema che tenta di annullare totalmente la personalità di chi vi è detenuto per mezzo della somministrazione di droghe legali che inibiscono le menti da ogni pensiero o desiderio di ribellione a quelle violenze psicologiche e fisiche che vengono loro inflitte all’interno di tali strutture.
I C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea)
I Centri di Permanenza Temporanea sono strutture presenti in tutta Europa e sono stati introdotti in Italia dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e successivamente confermati con la legge Bossi-Fini; si tratta di centri di detenzione amministrativa in cui i migranti privi di permesso di soggiorno vengono rinchiusi dopo la loro identificazione e successivamente torturati psicologicamente e fisicamente (su internet è disponibile un’ampia documentazione) per poi, nella maggior parte dei casi, venire rispediti nei rispettivi Paesi di provenienza dove vengono abbandonati in zone desertiche o reinternati nei campi di concentramento africani.
Sono chiamati “campi per rifugiati” e sono numerosi, presenti soprattutto in Libia, Marocco, Algeria, Canarie e Grecia... alcuni sono enormi, altri meno, ma sono tutti ugualmente sorvegliati dall’esercito e vedono la presenza della Croce Rossa spagnola; si tratta di campi militari recintati e presidiati, in cui migliaia di persone sono di fatto sequestrate e sottoposte ai maltrattamenti dei militari anche per anni, in attesa di essere rispediti nei loro Paesi d’origine. Questo processo si chiama “esternalizzazione dei campi”, l’UE scarica le sue responsabilità sull’Africa, verso cui rispedisce migliaia di persone sapendo che verranno rinchiuse in questi luoghi al di fuori di ogni controllo in Paesi non firmatari di alcuna convenzione internazionale.
Le “morti di carcere”
Nel 2009 ci sono state ben 171 morti in carcere di cui 69 suicidi, in questo inizio di 2010 ci sono già stati 7 suicidi. Fra i suicidi, oltre a quelli veri, dovuti alle disumane condizioni di vita nel carcere, ai continui soprusi e pestaggi, alla prospettiva di vita distrutta dalla condanna, agli estremi scioperi della fame per affermare la propria innocenza, ci sono poi quelli inscenati ad arte, per eliminare pentiti, chiacchieroni, e anche gente che ha commesso l’errore di mancare di rispetto a qualche pezzo grosso dell’ecosistema carcerario, guardia o detenuto che sia.
Il caso di Stefano Cucchi ha sollevato per un breve periodo l’attenzione dei media su questo problema, dissolvendosi però nel nulla dopo poche settimane, come se la vicenda si fosse risolta. Purtroppo nelle carceri si continua a morire e a soffrire quotidianamente e le famiglie delle vittime rimangono in attesa di una verità che molto probabilmente non arriverà mai.
HACKING
L’hacking (dal termine inglese TO HACK= smontare) è la pratica tecnica e filosofica dell’hacker, un nome che gli è stato attribuito da altri piuttosto che da se stesso. Ribattezzato in modo negativo dai media come “Pirata Informatico”, come una persona che si diverte a trovare password e a defacciare i siti altrui, l’hacker in realtà si dedica all’analisi di Hardware e Software, raggiungendo la conoscenza attraverso la sperimentazione sul campo. Cosa spinge una persona a fare hacking è senz’altro la curiosità di sfidare un Sistema Informatico. Molte aziende informatiche assumono Hackers per effettuare Penetration Test e valutare così l’affidabilità dei loro Sistemi Operativi e trovare qualche falla nel linguaggio binario. Non tutti sanno che in realtà esistono ben altre categorie di persone, infatti ci sono i Cracker programmatori molto abili che mirano alla devastazione di siti e al furto di password oppure i Lamer, termine dispregiativo di chi effettua le intrusioni informatiche, o gli Script Kiddie, perlopiù ragazzini che si divertono a utilizzare exploit scritti da altri e utilizzarli su server o software. Generalmente chi fa hacking usa molto software Open Source o sistemi operativi alternativi come Linux. Le tecniche usate nell’hacking si catalogano in Social Engineer, Fake Mail, SQL Injection, Cookie Manipulation, Virus, Worm, Trojan, Backdoor, Rootkit, Ddos, Scripting, Phishing, Fake Login, Pharming, Dialer, Wardriving, Hijacking, Cracking, Reversing, Spoofing, Sniffing, Portscanning e molto altro ancora, con il tempo vedrò di fare altri articoli, ognuno sulle tecniche che vi ho presentato.
Non si diventa Hacker leggendo un libro, i veri Hacker sono le persone che hanno portato Internet, i vecchi pionieri del MIT.
Torniamo a parlare di Open Source, il termine si differenza dallo Shareware che sono i programmi demo, dai Freeware gratuiti ma non liberi, l’open source è a “codice aperto” ovvero modificabile da tutti, senza pagare i diritti degli autori, insomma senza un Copyright dietro, per cui il termine esatto diventa Copyleft.
Microsoft è l’esempio negativo, si è costretti a comprare i loro prodotti, cari, costringendo a loro volta gli utenti a compiere atti di pirateria per aggiornare i propri Sistemi Operativi. Esempio lampante di software libero è Linux il cui Kernel è un open source modificabile e adattabile a qualunque macchina. Ma esistono anche altri Sistemi Operativi come BSD e GNU. I software non sono da meno, su qualunque Sistema, infatti abbiamo Firefox (sostituto perfetto di Internet Explorer), Thunderbird (sostituto ideale di Outlook), VLC (sostituisce a pieno Media Player), OpenOffice (ottimo da usare al posto di Microsoft Office), Gimp (possiamo evitare di usare Photoshop), 7-Zip (il migliore, da usare in alternativa a Winzip) e altro ancora. Non solo il Software è open, anche l’hardware ultimamente si è evoluto, Arduino è l’esempio di come costruirsi qualcosa utilizzando una miscela esplosiva di Hardware, Software e Sistema Operativo tutto rigorosamente Open Source. Anche i siti non sono da meno e Wikipedia ne è la prova. Portabandiera del software libero dagli anni ’80, è il programmatore, hacker e attivista del MIT Richard Stallman.
Oggi avere a che fare con l’Open Source, soprattutto per un Azienda, vuole dire un grosso risparmio, vuole anche dire riutilizzare vecchi PC e non essere costretti all’acquisto di grossi macchinari solo per usare un documento elettronico o semplicemente per visualizzare la propria email. E soprattutto per risparmiare il danno ambientale. Prossimamente parleremo di Linux e del suo utilizzo, di come installarlo e vivere felici senza Windows!
Link:
Autistici: http://www.autistici.org
ECN: www.ecn.org
Hacklab in Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Hacklab
GNUWin: http://gnuwin32.sourceforge.net/
Arduino: http://www.arduino.cc/
Non si diventa Hacker leggendo un libro, i veri Hacker sono le persone che hanno portato Internet, i vecchi pionieri del MIT.
Torniamo a parlare di Open Source, il termine si differenza dallo Shareware che sono i programmi demo, dai Freeware gratuiti ma non liberi, l’open source è a “codice aperto” ovvero modificabile da tutti, senza pagare i diritti degli autori, insomma senza un Copyright dietro, per cui il termine esatto diventa Copyleft.
Microsoft è l’esempio negativo, si è costretti a comprare i loro prodotti, cari, costringendo a loro volta gli utenti a compiere atti di pirateria per aggiornare i propri Sistemi Operativi. Esempio lampante di software libero è Linux il cui Kernel è un open source modificabile e adattabile a qualunque macchina. Ma esistono anche altri Sistemi Operativi come BSD e GNU. I software non sono da meno, su qualunque Sistema, infatti abbiamo Firefox (sostituto perfetto di Internet Explorer), Thunderbird (sostituto ideale di Outlook), VLC (sostituisce a pieno Media Player), OpenOffice (ottimo da usare al posto di Microsoft Office), Gimp (possiamo evitare di usare Photoshop), 7-Zip (il migliore, da usare in alternativa a Winzip) e altro ancora. Non solo il Software è open, anche l’hardware ultimamente si è evoluto, Arduino è l’esempio di come costruirsi qualcosa utilizzando una miscela esplosiva di Hardware, Software e Sistema Operativo tutto rigorosamente Open Source. Anche i siti non sono da meno e Wikipedia ne è la prova. Portabandiera del software libero dagli anni ’80, è il programmatore, hacker e attivista del MIT Richard Stallman.
Oggi avere a che fare con l’Open Source, soprattutto per un Azienda, vuole dire un grosso risparmio, vuole anche dire riutilizzare vecchi PC e non essere costretti all’acquisto di grossi macchinari solo per usare un documento elettronico o semplicemente per visualizzare la propria email. E soprattutto per risparmiare il danno ambientale. Prossimamente parleremo di Linux e del suo utilizzo, di come installarlo e vivere felici senza Windows!
Link:
Autistici: http://www.autistici.org
ECN: www.ecn.org
Hacklab in Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Hacklab
GNUWin: http://gnuwin32.sourceforge.net/
Arduino: http://www.arduino.cc/
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GUERRE dimenticate
Il mondo, ossessionato da tutto quello che accade nel bacino del Mediterraneo e dintorni e dalle guerre che vedono in qualche modo toccati gli interessi occidentali, ignora le guerre più sanguinose. Eppure molte volte questi conflitti sono il risultato delle scelte compiute dai colonizzatori occidentali, da inglesi, americani, olandesi, portoghesi, che impongono ad altri paesi condizioni di vita innaturali e situazioni politico-economiche impossibili da gestire. La lista è lunga: guerre e guerriglie di stampo etnico sono in corso nel sud della Thailandia, nel nord-est e nel sud-ovest dell’India, nelle Isole Moruc, nell’antica Birmania dove l’esercito dei generali al potere non utilizza armi, ma attraverso la fame e il lavoro forzato distrugge la minoranza Caren. A Timor Est i morti sono stati 300mila e la pace è precaria, nel Kashmir non c’è pace. Dietro a tutti questi conflitti ci sono interessi che vanno al di là dello scontro etnico: ad alimentare queste guerre ci sono i mercanti di armi e le imprese minerarie, sempre occidentali, che utilizzano guerre e guerriglie per assicurarsi il controllo dei territori e lo sfruttamento delle loro risorse. Per tutti questi conflitti vale una regola: non se ne deve parlare. Ed ecco che si mette la museruola alla stampa locale, mentre quella internazionale è semplicemente assente.
Oltre a detenere il primato per la quantità di guerre in corso e per il numero di Paesi in esse coinvolti, l’Africa è il solo continente dove il numero dei conflitti è a tutt’oggi in aumento. Sudan, Eritrea, Congo, Costa D’Avorio.., l’Africa è il continente delle guerre dimenticate. Le guerre di nessuno, che malgrado milioni di morti vengono il più delle volte ignorate o sottovalutate dalla Comunità internazionale. Conflitti etnici o religiosi, guerre per il controllo delle risorse energetiche e minerarie, scontri sanguinosi che scaturiscono da una totale mancanza di prospettive economiche.
Diverse sono le cause e le radici di questi conflitti, diversi i contesti socio-politici in cui scoppiano. Tra i fattori di maggiore instabilità c’è senza dubbio il desiderio imperialista di mettere le mani su questo immenso serbatoio di materie prime e di ricchezze naturali.
È il caso della Repubblica Democratica del Congo, dove dal ‘97 è in corso una violenta guerra civile che ha già fatto oltre 3milioni di morti ed ha visto coinvolti 6 paesi africani, dal Ruanda all’Angola. Spesso questi conflitti vengono classificati abbastanza superficialmente come guerre etniche, ma le cause più profonde che li determinano vanno cercate nella volontà capitalistico-imperialista di accaparrarsi porzioni ingenti di materie prime strategiche quali il petrolio, i diamanti o ancora, nel caso specifico del Congo, l’uranio e il coltan, un materiale sconosciuto ai più ma che riveste un’importanza enorme nello sviluppo della new economy. Un’altra zona calda del continente è senza dubbio il Darfur, dove dal 2003 è in corso una vera e propria catastrofe umanitaria. La regione settentrionale del Sudan è colpita da un sanguinoso conflitto armato fra milizie filo-governative e gruppi ribelli. Anche in questo caso fra i fattori che hanno dato origine alla guerra giocano un ruolo di primaria importanza le mire sugli immensi giacimenti di petrolio presenti nella regione. Si tratta di un conflitto che ha già prodotto più di 300mila morti, senza considerare le gravissime violazioni dei diritti umani e gli stupri etnici utilizzati come vera e propria arma di offesa. Questa guerra, etichettata semplicisticamente come guerra etnica fra bande tribali, è in realtà fortemente sostenuta dal governo sudanese e sta dimostrando di possedere dei risvolti strategici ed economici importantissimi.
Tra le guerre dimenticate c’è poi quella in atto in Costa d’Avorio, un paese ormai spaccato in due dopo che una rivolta militare è degenerata in guerriglia. Per non parlare del Corno d’Africa, dove le tensioni fra Eritrea ed Etiopia continuano ad affliggere milioni di persone.
L’America Latina, tradizionalmente sconvolta da guerre e rivoluzioni, registra oggi una significativa riduzione dei conflitti armati, il più cruento dei quali è però in corso in Colombia, dimostrando che i veri sconfitti sono i diritti umani: 7mila desaparecidos, più di 7mila detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie. In Colombia le armate para-militari seminano il terrore, ma è proprio una legge dello Stato, la Legge 48 del 1968, che autorizza l’esercito ad armare i civili, creando i presupposti legali del para-militarismo.
La lista sarebbe ancora lunga, insomma le guerre nel mondo sono molto più numerose di quello che ci vogliono far credere, ed è giusto ricordarle, perché ognuna è un massacro quotidiano che continua ad uccidere anche se non giunge alle nostre orecchie.
Oltre a detenere il primato per la quantità di guerre in corso e per il numero di Paesi in esse coinvolti, l’Africa è il solo continente dove il numero dei conflitti è a tutt’oggi in aumento. Sudan, Eritrea, Congo, Costa D’Avorio.., l’Africa è il continente delle guerre dimenticate. Le guerre di nessuno, che malgrado milioni di morti vengono il più delle volte ignorate o sottovalutate dalla Comunità internazionale. Conflitti etnici o religiosi, guerre per il controllo delle risorse energetiche e minerarie, scontri sanguinosi che scaturiscono da una totale mancanza di prospettive economiche.
Diverse sono le cause e le radici di questi conflitti, diversi i contesti socio-politici in cui scoppiano. Tra i fattori di maggiore instabilità c’è senza dubbio il desiderio imperialista di mettere le mani su questo immenso serbatoio di materie prime e di ricchezze naturali.
È il caso della Repubblica Democratica del Congo, dove dal ‘97 è in corso una violenta guerra civile che ha già fatto oltre 3milioni di morti ed ha visto coinvolti 6 paesi africani, dal Ruanda all’Angola. Spesso questi conflitti vengono classificati abbastanza superficialmente come guerre etniche, ma le cause più profonde che li determinano vanno cercate nella volontà capitalistico-imperialista di accaparrarsi porzioni ingenti di materie prime strategiche quali il petrolio, i diamanti o ancora, nel caso specifico del Congo, l’uranio e il coltan, un materiale sconosciuto ai più ma che riveste un’importanza enorme nello sviluppo della new economy. Un’altra zona calda del continente è senza dubbio il Darfur, dove dal 2003 è in corso una vera e propria catastrofe umanitaria. La regione settentrionale del Sudan è colpita da un sanguinoso conflitto armato fra milizie filo-governative e gruppi ribelli. Anche in questo caso fra i fattori che hanno dato origine alla guerra giocano un ruolo di primaria importanza le mire sugli immensi giacimenti di petrolio presenti nella regione. Si tratta di un conflitto che ha già prodotto più di 300mila morti, senza considerare le gravissime violazioni dei diritti umani e gli stupri etnici utilizzati come vera e propria arma di offesa. Questa guerra, etichettata semplicisticamente come guerra etnica fra bande tribali, è in realtà fortemente sostenuta dal governo sudanese e sta dimostrando di possedere dei risvolti strategici ed economici importantissimi.
Tra le guerre dimenticate c’è poi quella in atto in Costa d’Avorio, un paese ormai spaccato in due dopo che una rivolta militare è degenerata in guerriglia. Per non parlare del Corno d’Africa, dove le tensioni fra Eritrea ed Etiopia continuano ad affliggere milioni di persone.
L’America Latina, tradizionalmente sconvolta da guerre e rivoluzioni, registra oggi una significativa riduzione dei conflitti armati, il più cruento dei quali è però in corso in Colombia, dimostrando che i veri sconfitti sono i diritti umani: 7mila desaparecidos, più di 7mila detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie. In Colombia le armate para-militari seminano il terrore, ma è proprio una legge dello Stato, la Legge 48 del 1968, che autorizza l’esercito ad armare i civili, creando i presupposti legali del para-militarismo.
La lista sarebbe ancora lunga, insomma le guerre nel mondo sono molto più numerose di quello che ci vogliono far credere, ed è giusto ricordarle, perché ognuna è un massacro quotidiano che continua ad uccidere anche se non giunge alle nostre orecchie.
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SPEGNETE LA TELEVISIONE ACCENDETE IL CERVELLO
E non Ti indurre in controllo mentale
Ma liberaTi dal digitale. Amen.
La televisione fa parte della nostra vita da una cinquantina d'anni, eppure in così poco tempo è diventata parte costitutiva di essa, addirittura indispensabile per la maggioranza degli individui. Ma cos'è la televisione?
● Non è un mezzo di comunicazione, perchè è a senso unico, non permette comunicazione ma solo ricezione di comunicati.
● Non è un mezzo di informazione, o meglio, è un mezzo di disinformazione, in quanto mostra solo ciò che fa comodo al sistema, censurando ogni minima opposizione o critica concreta, modificando la realtà dei fatti o addirittura inventando finte notizie pur di elogiare il potere o incolpare l'avversario del momento.
● Non è un mezzo di arricchimento culturale, poiché propone ormai quasi esclusivamente spettacoli decerebranti e vergognosamente volgari, utili solo ad istupidire le masse, diffondendo l'idea che i soldi siano tutto e che il successo e la fama siano più importanti della dignità umana.
● Non è un'economica baby-sitter, perché distrugge la fragile mente di un bambino, essendo farcita di odio, violenza, e morte, sia reali che teatrali, oltre a proporre modelli tutt'altro che corretti, come la donna-anoressica-oggetto o il calciatore-ignorante-ma-ricco.
● È una parte essenziale del modello consumistico, principale vetrina per le più inutili merci e servizi, con la sua sempre maggiore quantità di pubblicità riempie le nostre menti di desideri superflui, infastidendoci a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Diffonde così uno stile di vita, un modo di pensare e vedere le cose che è quello che vogliono i nostri governanti, per poterci meglio controllare, come servi contenti che vivono in un sogno, illusi di poter un giorno diventare ricchi e famosi e potersi permettere finalmente tutto ciò che la pubblicità ci offre. Ma il sogno è un incubo, e bisogna svegliarsi al più presto!
SPEGNETE LA TELEVISIONE
ACCENDETE IL CERVELLO
Come tutti sapete, in questo periodo sta avvenendo il passaggio al digitale terrestre, e come avrete certamente notato in tv non si parla d'altro, come se chi non passasse al digitale fosse perduto per sempre. Questo perchè dietro a questa operazione si nasconde un giro di miliardi di euro, pensate solo alle ditte produttrici degli indispensabili decoder (guarda caso una delle maggiori la Solari.com è di proprietà di Berlu$coni), o pensate al fatto che il decoder sia predisposto anche all'utilizzo di schede per la pay tv come Merdaset Premium o Skai, o se preferite pensate al fatto che per realizzare il passaggio al digitale terrestre il governo abbia utilizzato dei fondi europei stanziati per lo sviluppo tecnologico, soldi che paesi come la Finlandia o la Gran Bretagna hanno invece utilizzato per costruire reti wireless gratuite per i loro cittadini.
Inoltre il decoder trasformerà il vostro televisore da apparecchio di sola ricezione in apparecchio di ricezione e trasmissione di dati. Sì avete capito bene, l'Auditel va in pensione, insieme alla privacy. Le emittenti sapranno costantemente che programma state guardando e a che ora lo state guardando, monitorando le vostre abitudini.
Da qui a mettere una telecamera nel teleschermo, da attivare per controllare chi ha fatto qualcosa di sgradito al sistema, il passo è molto breve.
Quindi pensateci bene a ciò che state per fare, siete ancora in tempo per non fare parte dei sudditi dell'impero dell'ignoranza, non avere la televisione è solo un bene! Approfittate del passaggio al digitale per non passarci affatto, e se lo avete già fatto siete sempre in tempo per tornare indietro! Così facendo non solo vi libererete da uno strumento di controllo mentale, ma non andrete ad ingrassare chi fa parte di quel miliardario affare che è la televisione in Italia, in primis il nostro amatissimo dittatore $ilvio Berlu$coni, che come sapete ha fondato il suo impero su di essa e per mezzo di essa.
Boicotta l'impero dell'ignoranza!
Boicotta il dittatore!
Ma liberaTi dal digitale. Amen.
La televisione fa parte della nostra vita da una cinquantina d'anni, eppure in così poco tempo è diventata parte costitutiva di essa, addirittura indispensabile per la maggioranza degli individui. Ma cos'è la televisione?
● Non è un mezzo di comunicazione, perchè è a senso unico, non permette comunicazione ma solo ricezione di comunicati.
● Non è un mezzo di informazione, o meglio, è un mezzo di disinformazione, in quanto mostra solo ciò che fa comodo al sistema, censurando ogni minima opposizione o critica concreta, modificando la realtà dei fatti o addirittura inventando finte notizie pur di elogiare il potere o incolpare l'avversario del momento.
● Non è un mezzo di arricchimento culturale, poiché propone ormai quasi esclusivamente spettacoli decerebranti e vergognosamente volgari, utili solo ad istupidire le masse, diffondendo l'idea che i soldi siano tutto e che il successo e la fama siano più importanti della dignità umana.
● Non è un'economica baby-sitter, perché distrugge la fragile mente di un bambino, essendo farcita di odio, violenza, e morte, sia reali che teatrali, oltre a proporre modelli tutt'altro che corretti, come la donna-anoressica-oggetto o il calciatore-ignorante-ma-ricco.
● È una parte essenziale del modello consumistico, principale vetrina per le più inutili merci e servizi, con la sua sempre maggiore quantità di pubblicità riempie le nostre menti di desideri superflui, infastidendoci a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Diffonde così uno stile di vita, un modo di pensare e vedere le cose che è quello che vogliono i nostri governanti, per poterci meglio controllare, come servi contenti che vivono in un sogno, illusi di poter un giorno diventare ricchi e famosi e potersi permettere finalmente tutto ciò che la pubblicità ci offre. Ma il sogno è un incubo, e bisogna svegliarsi al più presto!
SPEGNETE LA TELEVISIONE
ACCENDETE IL CERVELLO
Come tutti sapete, in questo periodo sta avvenendo il passaggio al digitale terrestre, e come avrete certamente notato in tv non si parla d'altro, come se chi non passasse al digitale fosse perduto per sempre. Questo perchè dietro a questa operazione si nasconde un giro di miliardi di euro, pensate solo alle ditte produttrici degli indispensabili decoder (guarda caso una delle maggiori la Solari.com è di proprietà di Berlu$coni), o pensate al fatto che il decoder sia predisposto anche all'utilizzo di schede per la pay tv come Merdaset Premium o Skai, o se preferite pensate al fatto che per realizzare il passaggio al digitale terrestre il governo abbia utilizzato dei fondi europei stanziati per lo sviluppo tecnologico, soldi che paesi come la Finlandia o la Gran Bretagna hanno invece utilizzato per costruire reti wireless gratuite per i loro cittadini.
Inoltre il decoder trasformerà il vostro televisore da apparecchio di sola ricezione in apparecchio di ricezione e trasmissione di dati. Sì avete capito bene, l'Auditel va in pensione, insieme alla privacy. Le emittenti sapranno costantemente che programma state guardando e a che ora lo state guardando, monitorando le vostre abitudini.
Da qui a mettere una telecamera nel teleschermo, da attivare per controllare chi ha fatto qualcosa di sgradito al sistema, il passo è molto breve.
Quindi pensateci bene a ciò che state per fare, siete ancora in tempo per non fare parte dei sudditi dell'impero dell'ignoranza, non avere la televisione è solo un bene! Approfittate del passaggio al digitale per non passarci affatto, e se lo avete già fatto siete sempre in tempo per tornare indietro! Così facendo non solo vi libererete da uno strumento di controllo mentale, ma non andrete ad ingrassare chi fa parte di quel miliardario affare che è la televisione in Italia, in primis il nostro amatissimo dittatore $ilvio Berlu$coni, che come sapete ha fondato il suo impero su di essa e per mezzo di essa.
Boicotta l'impero dell'ignoranza!
Boicotta il dittatore!
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PROPRIETARI DEL TUO PENSIERO
NO COPYRIGHT – COPYRIOT!
Le prime leggi sul copyright, introdotte oltre tre secoli fa come strumento di censura, diedero vita alla "proprietà nelle idee", proprietà che illudeva la tutela dell'autore ma in pratica assicurava gli introiti agli editori, regolava la competizione fra imprenditori e istaurava un monopolio che fino ad oggi lucra sulle opere dell'intelletto. "La proprietà nelle idee" nel contesto odierno, nel quale la comunicazione e le possibilità di riproduzione non sono minimamente paragonabili al passato, al solo pensiero dovrebbe provocare rabbia e dissenso. Siamo stati indotti a credere che le cose astratte debbano avere proprietario, ma se le cose concrete potessero essere usate da differenti persone in differenti luoghi in uno stesso tempo (come le cose astratte) avrebbe ancora senso definirne un proprietario? Per questo il concetto di proprietà non si può applicare che alle cose materiali. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d'ogni sorta (SIAE, ANICA, etc.) far credere che "copyright" e "diritto d'autore" siano la stessa cosa, o che la contrapposizione sia tra "diritto d'autore" e "pirateria", ma non è così.
NO SIAE – NO AL PIZZO SU ARTE E CULTURA
Cosa dovrebbe tutelare una società privata come la SIAE che impedisce, con pesanti tassazioni e procedimenti legali, la libera circolazione della musica e della cultura? Che prende soldi su qualsiasi opera creativa venga messa in commercio, anche se non appartiene ad un suo iscritto? Cosa tutela un monopolio che prende soldi su locali che vogliono fare musica live, sui biglietti dei concerti, sulle discoteche, sulle radio, sulle televisioni, sui pezzi di musica popolare e tradizionale? Che prende addirittura soldi sui supporti vergini! La risposta è chiara, tutela il proprio profitto contro ogni interesse pubblico, infatti l'80% degli iscritti alla SIAE ogni anno non riceve indietro i soldi che ha speso per "tutelare" i propri brani, ed è solo un 5% a guadagnarci davvero, e tanto.
ALTRE FORME DI TUTELA – COPYLEFT
Sulla scia del software libero, sono nate molte altre forme di tutela, che garantiscono (anche sul piano legale), il proprio diritto d'autore senza pesare sulle proprie spalle o su quelle di qualcun'altro quali: Licenze pubbliche come i Creative Commons, firme digitali, autospedizione, depositi... Chi crea lo fa per un'esigenza di comunicazione, è comprensibile che voglia assicurare la paternità della propria creazione, ma non la proprietà, il suo primo interesse dovrebbe essere quello di far girare la sua opera il più possibile. Si capisce allora il senso del copyleft: autorizzazione a far circolare e a diffondere le proprie opere gratuitamente, con l’impossibilità - senza un previo consenso dell'autore - di trarre profitto dalle opere d'ingegno altrui. Ragionare così non è solo più giusto ma anche più conveniente! Sempre più esperienze editoriali dimostrano che un simile sistema funziona, conciliando l'esigenza di un giusto compenso per il lavoro svolto da un autore con la tutela della riproducibilità dell'opera (vale a dire del suo uso sociale).
La musica e la cultura devono essere alla portata di tutti!
Non dare per scontato il copyright, la SIAE e la repressione, informati, scarica, leggi, fotocopia, scrivi, ascolta, suona, diffondi, vivi!
Le prime leggi sul copyright, introdotte oltre tre secoli fa come strumento di censura, diedero vita alla "proprietà nelle idee", proprietà che illudeva la tutela dell'autore ma in pratica assicurava gli introiti agli editori, regolava la competizione fra imprenditori e istaurava un monopolio che fino ad oggi lucra sulle opere dell'intelletto. "La proprietà nelle idee" nel contesto odierno, nel quale la comunicazione e le possibilità di riproduzione non sono minimamente paragonabili al passato, al solo pensiero dovrebbe provocare rabbia e dissenso. Siamo stati indotti a credere che le cose astratte debbano avere proprietario, ma se le cose concrete potessero essere usate da differenti persone in differenti luoghi in uno stesso tempo (come le cose astratte) avrebbe ancora senso definirne un proprietario? Per questo il concetto di proprietà non si può applicare che alle cose materiali. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d'ogni sorta (SIAE, ANICA, etc.) far credere che "copyright" e "diritto d'autore" siano la stessa cosa, o che la contrapposizione sia tra "diritto d'autore" e "pirateria", ma non è così.
NO SIAE – NO AL PIZZO SU ARTE E CULTURA
Cosa dovrebbe tutelare una società privata come la SIAE che impedisce, con pesanti tassazioni e procedimenti legali, la libera circolazione della musica e della cultura? Che prende soldi su qualsiasi opera creativa venga messa in commercio, anche se non appartiene ad un suo iscritto? Cosa tutela un monopolio che prende soldi su locali che vogliono fare musica live, sui biglietti dei concerti, sulle discoteche, sulle radio, sulle televisioni, sui pezzi di musica popolare e tradizionale? Che prende addirittura soldi sui supporti vergini! La risposta è chiara, tutela il proprio profitto contro ogni interesse pubblico, infatti l'80% degli iscritti alla SIAE ogni anno non riceve indietro i soldi che ha speso per "tutelare" i propri brani, ed è solo un 5% a guadagnarci davvero, e tanto.
ALTRE FORME DI TUTELA – COPYLEFT
Sulla scia del software libero, sono nate molte altre forme di tutela, che garantiscono (anche sul piano legale), il proprio diritto d'autore senza pesare sulle proprie spalle o su quelle di qualcun'altro quali: Licenze pubbliche come i Creative Commons, firme digitali, autospedizione, depositi... Chi crea lo fa per un'esigenza di comunicazione, è comprensibile che voglia assicurare la paternità della propria creazione, ma non la proprietà, il suo primo interesse dovrebbe essere quello di far girare la sua opera il più possibile. Si capisce allora il senso del copyleft: autorizzazione a far circolare e a diffondere le proprie opere gratuitamente, con l’impossibilità - senza un previo consenso dell'autore - di trarre profitto dalle opere d'ingegno altrui. Ragionare così non è solo più giusto ma anche più conveniente! Sempre più esperienze editoriali dimostrano che un simile sistema funziona, conciliando l'esigenza di un giusto compenso per il lavoro svolto da un autore con la tutela della riproducibilità dell'opera (vale a dire del suo uso sociale).
La musica e la cultura devono essere alla portata di tutti!
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FACEBOOK TI HA TAGGATO!
Sempre di più si sta sentendo parlare di questo imponente sito di social network, e sempre più sta avendo consensi in tutto il mondo.
La stupenda trovata è venuta in mente a Mark Zuckerberg, studente universitario di Harvard. Il suo innocente scopo era quello si mettere in comunicazione tutti gli studenti delle università e dei licei, accaduto prima a livello locale espandendosi fino a livello mondiale.
Ma cosa si nasconde dietro face book?
Togliendo i suoi lati positivi, il sito che vi offre tutti quei bei servizi e tutti quei bei giochini, è un perfetto strumento di controllo mentale e sociale a grande scala.
I molti iscritti non si accorgono innanzitutto che la loro persona è trasformata in un mucchio di pixel colorati, che le loro idee, le loro espressioni sono velate da uno schermo luminoso.
Infatti quello della dipendenza dal web è un fenomeno in continua e rapida crescita. Secondo gli esperti, su Facebook, almeno 2 iscritti su 10 ne sono dipendenti mentre, secondo i dati di uno studio dell’Università di Perugia, su 10 persone 4 possono sviluppare abusi o dipendenza da internet, la maggior parte delle volte inconsapevolmente.
Ecco perché, dopo Cina e Stati Uniti, anche in Italia arriva un ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder, attivo dal 2 novembre all’interno del day hospital psichiatrico del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma.
Non parliamo poi del fatto appurato che tutti i contenuti di ogni partecipante, compresi i dati personali come nome, cognome, luogo di nascita, sono proprietà del sito che li può liberamente trasmettere a terzi per comunicazioni inutili e pubblicità.
E tra questi terzi ci troviamo in mezzo anche la CIA, agenzia di spionaggio americana, come chiaramente spiegato nelle condizioni di iscrizione.
Il sito quindi ha il compito di schedarti, di assimilarti a uno dei tanti, di farti inghiottire tutto quello che ti propone.
E face book è proprio l’emblema e la metafora di tutto ciò che ci circonda, in cui sempre di più veniamo sedati dalle notizie spazzatura che ci passano alla televisione, non potendo accedere a un tipo di informazione e di cultura libera dai canoni del potere, essendo solo, per loro, una schiera di individui uguali attratti dalla persuasione e non dalla vera conoscenza dello Stato di cose che ci influenza. Bisogna solo prendere coscienza di se stessi, delle proprie potenzialità e cercare di spezzare le catene dell’ignoranza imposta dall’alto e di risvegliare dentro di noi la mentalità critica ed attiva che sempre più si sta assopendo.
La stupenda trovata è venuta in mente a Mark Zuckerberg, studente universitario di Harvard. Il suo innocente scopo era quello si mettere in comunicazione tutti gli studenti delle università e dei licei, accaduto prima a livello locale espandendosi fino a livello mondiale.
Ma cosa si nasconde dietro face book?
Togliendo i suoi lati positivi, il sito che vi offre tutti quei bei servizi e tutti quei bei giochini, è un perfetto strumento di controllo mentale e sociale a grande scala.
I molti iscritti non si accorgono innanzitutto che la loro persona è trasformata in un mucchio di pixel colorati, che le loro idee, le loro espressioni sono velate da uno schermo luminoso.
Infatti quello della dipendenza dal web è un fenomeno in continua e rapida crescita. Secondo gli esperti, su Facebook, almeno 2 iscritti su 10 ne sono dipendenti mentre, secondo i dati di uno studio dell’Università di Perugia, su 10 persone 4 possono sviluppare abusi o dipendenza da internet, la maggior parte delle volte inconsapevolmente.
Ecco perché, dopo Cina e Stati Uniti, anche in Italia arriva un ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder, attivo dal 2 novembre all’interno del day hospital psichiatrico del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma.
Non parliamo poi del fatto appurato che tutti i contenuti di ogni partecipante, compresi i dati personali come nome, cognome, luogo di nascita, sono proprietà del sito che li può liberamente trasmettere a terzi per comunicazioni inutili e pubblicità.
E tra questi terzi ci troviamo in mezzo anche la CIA, agenzia di spionaggio americana, come chiaramente spiegato nelle condizioni di iscrizione.
Il sito quindi ha il compito di schedarti, di assimilarti a uno dei tanti, di farti inghiottire tutto quello che ti propone.
E face book è proprio l’emblema e la metafora di tutto ciò che ci circonda, in cui sempre di più veniamo sedati dalle notizie spazzatura che ci passano alla televisione, non potendo accedere a un tipo di informazione e di cultura libera dai canoni del potere, essendo solo, per loro, una schiera di individui uguali attratti dalla persuasione e non dalla vera conoscenza dello Stato di cose che ci influenza. Bisogna solo prendere coscienza di se stessi, delle proprie potenzialità e cercare di spezzare le catene dell’ignoranza imposta dall’alto e di risvegliare dentro di noi la mentalità critica ed attiva che sempre più si sta assopendo.
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