Il mondo, ossessionato da tutto quello che accade nel bacino del Mediterraneo e dintorni e dalle guerre che vedono in qualche modo toccati gli interessi occidentali, ignora le guerre più sanguinose. Eppure molte volte questi conflitti sono il risultato delle scelte compiute dai colonizzatori occidentali, da inglesi, americani, olandesi, portoghesi, che impongono ad altri paesi condizioni di vita innaturali e situazioni politico-economiche impossibili da gestire. La lista è lunga: guerre e guerriglie di stampo etnico sono in corso nel sud della Thailandia, nel nord-est e nel sud-ovest dell’India, nelle Isole Moruc, nell’antica Birmania dove l’esercito dei generali al potere non utilizza armi, ma attraverso la fame e il lavoro forzato distrugge la minoranza Caren. A Timor Est i morti sono stati 300mila e la pace è precaria, nel Kashmir non c’è pace. Dietro a tutti questi conflitti ci sono interessi che vanno al di là dello scontro etnico: ad alimentare queste guerre ci sono i mercanti di armi e le imprese minerarie, sempre occidentali, che utilizzano guerre e guerriglie per assicurarsi il controllo dei territori e lo sfruttamento delle loro risorse. Per tutti questi conflitti vale una regola: non se ne deve parlare. Ed ecco che si mette la museruola alla stampa locale, mentre quella internazionale è semplicemente assente.
Oltre a detenere il primato per la quantità di guerre in corso e per il numero di Paesi in esse coinvolti, l’Africa è il solo continente dove il numero dei conflitti è a tutt’oggi in aumento. Sudan, Eritrea, Congo, Costa D’Avorio.., l’Africa è il continente delle guerre dimenticate. Le guerre di nessuno, che malgrado milioni di morti vengono il più delle volte ignorate o sottovalutate dalla Comunità internazionale. Conflitti etnici o religiosi, guerre per il controllo delle risorse energetiche e minerarie, scontri sanguinosi che scaturiscono da una totale mancanza di prospettive economiche.
Diverse sono le cause e le radici di questi conflitti, diversi i contesti socio-politici in cui scoppiano. Tra i fattori di maggiore instabilità c’è senza dubbio il desiderio imperialista di mettere le mani su questo immenso serbatoio di materie prime e di ricchezze naturali.
È il caso della Repubblica Democratica del Congo, dove dal ‘97 è in corso una violenta guerra civile che ha già fatto oltre 3milioni di morti ed ha visto coinvolti 6 paesi africani, dal Ruanda all’Angola. Spesso questi conflitti vengono classificati abbastanza superficialmente come guerre etniche, ma le cause più profonde che li determinano vanno cercate nella volontà capitalistico-imperialista di accaparrarsi porzioni ingenti di materie prime strategiche quali il petrolio, i diamanti o ancora, nel caso specifico del Congo, l’uranio e il coltan, un materiale sconosciuto ai più ma che riveste un’importanza enorme nello sviluppo della new economy. Un’altra zona calda del continente è senza dubbio il Darfur, dove dal 2003 è in corso una vera e propria catastrofe umanitaria. La regione settentrionale del Sudan è colpita da un sanguinoso conflitto armato fra milizie filo-governative e gruppi ribelli. Anche in questo caso fra i fattori che hanno dato origine alla guerra giocano un ruolo di primaria importanza le mire sugli immensi giacimenti di petrolio presenti nella regione. Si tratta di un conflitto che ha già prodotto più di 300mila morti, senza considerare le gravissime violazioni dei diritti umani e gli stupri etnici utilizzati come vera e propria arma di offesa. Questa guerra, etichettata semplicisticamente come guerra etnica fra bande tribali, è in realtà fortemente sostenuta dal governo sudanese e sta dimostrando di possedere dei risvolti strategici ed economici importantissimi.
Tra le guerre dimenticate c’è poi quella in atto in Costa d’Avorio, un paese ormai spaccato in due dopo che una rivolta militare è degenerata in guerriglia. Per non parlare del Corno d’Africa, dove le tensioni fra Eritrea ed Etiopia continuano ad affliggere milioni di persone.
L’America Latina, tradizionalmente sconvolta da guerre e rivoluzioni, registra oggi una significativa riduzione dei conflitti armati, il più cruento dei quali è però in corso in Colombia, dimostrando che i veri sconfitti sono i diritti umani: 7mila desaparecidos, più di 7mila detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie. In Colombia le armate para-militari seminano il terrore, ma è proprio una legge dello Stato, la Legge 48 del 1968, che autorizza l’esercito ad armare i civili, creando i presupposti legali del para-militarismo.
La lista sarebbe ancora lunga, insomma le guerre nel mondo sono molto più numerose di quello che ci vogliono far credere, ed è giusto ricordarle, perché ognuna è un massacro quotidiano che continua ad uccidere anche se non giunge alle nostre orecchie.
martedì 26 gennaio 2010
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