Si parla sovente della nostra epoca come di un'epoca di crisi, senza tuttavia tenere sufficientemente conto del peso che queste parole posseggono. Crisi deriva dal greco “krìsis” che significa scelta, ma anche lotta, contestazione, interpretazione e forza distintiva. A questo punto credo che chiunque possa rendersi conto di quanto questi termini siano inappropriati per la definizione del nostro tempo e della nostra società. Infatti, oggi più che mai la capacità di comprensione, di discernimento della realtà e la forza di ribellarsi, lottare e scegliere sembrano essere venute meno, dissolte per lasciare il posto ad un sempre maggiore accentuarsi dei sentimenti di passività e incapacità di reagire. Il pensiero dell'uomo moderno è impoverito, appiattito, disperatamente preso in mezzo ad una caotica massa di dati, dove i fatti (quando e se vengono resi pubblici) perdono il loro carattere specifico e veritiero, distorti ed offuscati da mezzi di “informazione” completamente asserviti all'utile della classe dominante e dello Stato. Questo provoca, nella maggioranza delle persone, da una parte una forma di scetticismo e cinismo riguardo alla possibilità di affrontare efficacemente le questioni di fondo della vita sociale ed individuale, e dall'altra una sorta di rassegnata accondiscendenza a tutto ciò che sembra poter dare sicurezza, a tutto ciò che viene detto con autorità. Lo stesso concetto di autorità è radicalmente cambiato: il potere, un tempo manifesto, si è mutato in strisciante assoggettamento. Siamo diventati automi nell'illusione di essere ancora autonomi.
Per questi motivi, oggi più che mai è necessario analizzare con chiarezza ciò che ci sta attorno, erigere barricate (non solo metaforiche) per costringere il molteplice ad un dualismo semplificatore, che ponga un taglio netto tra due mondi dagli interessi assolutamente divergenti: il mondo degli sfruttati e dei governati da un lato, e quello degli sfruttatori e dei governanti dall'altro.
Per questi motivi mi auguro che il nostro sia realmente un periodo di crisi, che questo sia realmente un periodo di lotta, di contestazione, di scelta, dell'unica scelta possibile: quella della libertà, perché vivere è lottare, rischiare, espandere la propria esistenza in tutte le direzioni. Poter agire è uguale a dover agire.
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